Esiste un’anomalia tutta italiana nel mondo dell'istruzione: una categoria professionale che, pur lamentando stipendi tra i più bassi d'Europa e un prestigio sociale ai minimi storici, continua a sabotare sé stessa. Parliamo degli Insegnanti, o meglio, di quella fazione che ha trasformato la professione in una "missione" priva di confini contrattuali.
Bisogna smetterla di di piangersi addosso, di puntare il dito solo contro il Ministero, i governi di turno o il precariato. C’è un nemico molto più insidioso, che si annida tra i tavoli della sala docenti: il collega "missionario". Quello che, con il suo servilismo mascherato da dedizione, sta distruggendo la dignità di un’intera categoria.
LA RETORICA DELLA "MISSIONE" E LA TRAPPOLA DEL LAVORO GRATUITO
Per anni la società (e spesso la politica) ha spinto sull'idea che l'insegnamento sia una "missione". Questo approccio, però, rischia di diventare una trappola: se è una missione, si presuppone che lo si faccia per amore, quasi a prescindere dal ritorno economico.
Quando un Docente accetta regolarmente di svolgere ore extra non pagate, correggere compiti la notte senza alcun riconoscimento, o farsi carico di progetti gratuiti "per il bene dei ragazzi", l'effetto collaterale è pesante. Si normalizza l'idea che la scuola funzioni grazie al volontariato.
Il problema nasce dalle piccole e grandi concessioni quotidiane. Ore extra caricate sul groppone e mai retribuite, partecipazione a gite e uscite didattiche che si trasformano in turni da 24 ore senza indennità, commissioni infinite accettate "per il bene della scuola". Questo attivismo gratuito non è un atto d'amore, ma un pericoloso precedente: ogni ora lavorata gratis è un mattone tolto alla dignità della categoria. Se il sistema regge nonostante i tagli, è solo grazie a questo volontariato forzato che legittima lo Stato a non investire.
Il "Sì, vado io" che uccide i diritti. Ogni volta che un Docente accetta di accompagnare una classe in gita per tre giorni senza una diaria dignitosa, lavorando h24 gratis, sta dicendo al mondo: "Il mio tempo non vale nulla". Ogni volta che regalate ore extra per "il bene dei ragazzi", state legittimando uno Stato che paga con le briciole. Volete lo stipendio europeo? Iniziate a comportarvi da professionisti europei, non da volontari della parrocchia. Il lavoro si paga. Punto. Chi lavora gratis non è un eroe: è un crumiro che svilisce il valore della categoria.
LE RELAZIONI INTERNE E L'IMPATTO SOCIALE: LA COLPEVOLIZZAZIONE DEL DISSENSO E IL RAPPORTO CON LE FAMIGLIE
Chi decide di attenersi rigidamente alle ore contrattuali e chiede il pagamento di ogni minuto extra viene spesso etichettato ingiustamente come "fannullone", "poco legato agli alunni" o "impiegato del catasto".
Il Docente che rispetta il contratto, che rifiuta le ore eccedenti non retribuite o che pretende il riposo dopo una gita, viene isolato. In un ribaltamento della realtà, chi fa valere i propri diritti passa per "svogliato" o "non collaborativo", messo in cattiva luce da chi, invece, lavora oltre il dovuto. È un cortocircuito pericoloso: i "missionari" diventano gli alleati involontari di chi vuole una scuola a basso costo, trasformando i colleghi consapevoli nei cattivi della storia.
Un altro tassello fondamentale in questo meccanismo è il ruolo delle famiglie. Abituati alla narrazione del "Docente missionario", molti genitori oggi pretendono la disponibilità assoluta. Chat di classe attive h24, pretesa di correzioni immediate, progetti extra-curriculari e gite pretese come un servizio dovuto. Chi alimenta questa dinamica? Ancora una volta, i Docenti che rispondono alle mail alle 11 di sera o che organizzano uscite senza alcuna tutela, facendo passare l'idea che la scuola sia un servizio all-inclusive e non un’istituzione dello Stato con regole precise. Quando un Insegnante dice "no" per difendere la propria vita privata o il proprio contratto, viene visto dalle famiglie come un ostacolo, poiché il paragone è con il "collega d'oro" che non pone limiti. Questo crea una pressione sociale insostenibile che isola chi rispetta le regole.
I genitori pretendono risposte alle dieci di sera? Vogliono la gita a tutti i costi perché "è un diritto dei figli"? Lo fanno perché voi glielo avete permesso. Avete trasformato la scuola in un fast-food dove il cliente ha sempre ragione e il cameriere (voi) deve sorridere mentre viene insultato. Finché ci sarà un Docente disposto a fare il martire, i genitori useranno quel martire come clava contro chiunque osi ricordare che esiste un orario di lavoro e un diritto alla disconnessione.
IL POTERE, IL SILENZIO E LA SOTTOMISSIONE NEI COLLEGI DOCENTI
Non è raro assistere a Docenti che abbassano la testa di fronte a Dirigenti Scolastici che interpretano il contratto come un suggerimento opzionale. Ferie negate, permessi ostacolati o ordini di servizio illegittimi vengono accettati in nome di una malintesa "quiete scolastica". Questa mancanza di ribellione non fa che rafforzare l'idea che l'insegnante sia un ingranaggio sostituibile e privo di tutele reali, rendendo il CCNL carta straccia.
Un capitolo oscuro di questa deriva riguarda la gestione del potere all'interno dei Collegi Docenti. In teoria, il Collegio è l'organo sovrano in materia didattica; in pratica, in troppe scuole, si è trasformato in un teatro di ratifica di decisioni prese altrove. Esiste una categoria di Dirigenti Scolastici che interpreta il ruolo in chiave padronale, esercitando pressioni indebite per far approvare progetti faraonici, ore eccedenti mascherate o commissioni non retribuite. Lo schema è quasi sempre lo stesso: la proposta viene presentata come "necessaria per il bene della scuola" o "imposta dall'alto", soffocando il dibattito critico.
E poi ci sono i "timorosi". Quelli che in Collegio Docenti abbassano lo sguardo mentre il Dirigente calpesta il contratto. Quelli che votano a favore di progetti inutili o commissioni fittizie per paura di un orario scomodo o di finire nel plesso di periferia. Cari Docenti, la vostra paura è la benzina di questo sistema marcio. Accettando ritorsioni silenziose, diventate complici dei "Dirigenti-sceriffi" e lasciate soli i pochi colleghi che hanno il coraggio di dire "no". Siete voi a far sembrare "difficili" o "svogliati" quelli che semplicemente pretendono il rispetto della legge.
Perché la maggioranza dei Docenti tace o vota a favore di proposte palesemente svantaggiose? La risposta è nel timore delle ritorsioni. Molti Insegnanti temono che un "no" espresso pubblicamente possa tradursi in: Assegnazione di classi difficili o plessi disagiati. Orari settimanali frammentati (i cosiddetti "orari groviera"). Esclusione da incarichi o fondi del FIS. Un controllo fiscale eccessivo e punitivo sulla propria attività. Questo clima di sottomissione psicologica trasforma professionisti dello Stato in "esecutori timorosi". Accettando per paura, questi Docenti non solo rinunciano alla propria libertà intellettuale, ma trascinano l'intera categoria verso il basso, rendendo vana ogni conquista sindacale.
DIRITTI NORMATIVI, TUTELE E STRUMENTI CONCRETI DI DIFESA
È bene ricordare che il Collegio Docenti delibera a maggioranza e che il voto è sovrano.
Libertà di voto: Nessun Dirigente può sanzionare un Docente per il suo voto in Collegio o per aver espresso un parere contrario durante la discussione.
Verbale: È fondamentale pretendere che a verbale risultino le motivazioni del proprio dissenso. Questo mette al riparo da responsabilità future e cristallizza la posizione del Docente.
Abuso di potere: Le ritorsioni sull’orario o sull’assegnazione delle classi, se motivate da scopi punitivi, configurano un eccesso di potere impugnabile davanti al Giudice del Lavoro. La scuola non è un'azienda privata dove il "capo" decide il destino dei dipendenti a suo piacimento. La dignità dell'Insegnante passa inevitabilmente per il coraggio di alzare la mano e votare secondo il proprio diritto, ricordando che il primo dovere di un educatore è testimoniare la libertà di pensiero.
Consigli pratici: Come verbalizzare il dissenso in Collegio:Il verbale è l'unico documento che attesta la regolarità delle decisioni. Se il Collegio sta approvando una delibera illegittima (es. ore extra obbligatorie o gite senza indennità), il Docente deve agire così:
Chiedere la parola: Durante la discussione, esporre chiaramente le ragioni del "no" citando il CCNL.
Dichiarazione a verbale: Al momento del voto, dire chiaramente: "Chiedo che venga messo a verbale che il mio voto è contrario in quanto la proposta viola l'art. X del CCNL/il diritto alla disconnessione/la natura volontaria dell'attività".
Consegna di testo scritto: Per evitare che il segretario sintetizzi troppo (o male), è diritto del Docente consegnare una breve dichiarazione scritta da allegare integralmente al verbale.
Verifica postuma: Entro i termini previsti (solitamente la seduta successiva), leggere il verbale della seduta precedente e, se non conforme a quanto dichiarato, chiederne immediatamente la rettifica. Perché farlo? Un verbale con dissensi motivati rende la delibera debole e "avverte" il Dirigente che, in caso di ricorso, la sua posizione sarebbe indifendibile.
Guida all'impugnazione di un "Orario Punitivo": Se dopo un contrasto in Collegio ti viene assegnato un orario impossibile (es. buchi di 4 ore, ingressi sempre alla prima ora e uscite all'ultima, spostamenti continui tra plessi), ecco come muoverti:
Accesso agli atti: Chiedi formalmente di visionare l'orario di tutti i colleghi e i criteri generali approvati dal Consiglio d’Istituto. Il Dirigente non può negarli.
Verifica dei criteri: L’orario deve rispettare criteri di equità e buon andamento. Se i criteri approvati dicono "massimo due ore buche a settimana" e tu ne hai dieci, hai una prova oggettiva di disparità di trattamento.
La Diffida: Invia una lettera formale (meglio se tramite sindacato o legale) in cui chiedi la rimodulazione dell'orario per violazione dei principi di correttezza e buona fede (Art. 1175 e 1375 del Codice Civile).
Ricorso al Giudice del Lavoro: Se la diffida non basta, si procede per via giudiziaria. I giudici sono molto severi con i dirigenti che usano l'orario come strumento disciplinare occulto, poiché il potere organizzativo del Dirigente ha dei limiti invalicabili nella dignità e nel diritto al riposo del lavoratore.
Conoscere i propri diritti: Per smettere di essere "carne da cannone", è fondamentale conoscere le basi del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca. Ecco i punti chiave su cui fare leva:
L'orario di insegnamento (Art. 28): L’orario settimanale è stabilito dal contratto (18, 22 o 25 ore). Qualsiasi ora eccedente deve essere prestata su base volontaria e deve essere regolarmente retribuita. Non esiste l'obbligo di "regalare" ore alla scuola.
Attività funzionali (Art. 29): Le ore per Collegi Docenti e consigli di classe sono quantificate in un massimo di 40+40 all'anno. Superate queste, il docente ha il diritto di rifiutare ulteriori impegni o di esigere il pagamento tramite il fondo d'istituto (FIS).
Viaggi di istruzione (Gite): Non esiste alcun obbligo normativo che imponga al Docente di partecipare a viaggi di istruzione. La disponibilità è puramente volontaria. Inoltre, la Corte dei Conti ha più volte ribadito che la responsabilità civile e penale del docente è h24 durante la gita, il che rende il rifiuto di andare gratis non solo un diritto, ma un atto di buonsenso.
Diritto alla disconnessione: Introdotto negli ultimi rinnovi contrattuali, stabilisce che il Docente non è tenuto a leggere o rispondere a comunicazioni (di Dirigenti o genitori) al di fuori dell'orario di lavoro. Questo serve a tutelare l'integrità psicofisica del lavoratore.
Come difendersi concretamente: Il Dirigente Scolastico non può obbligare a prestazioni non previste dal contratto. Di fronte a una richiesta illegittima, il Docente deve: Chiedere sempre un ordine di servizio scritto. Verificare se l'attività è prevista nel PTOF e se è stata deliberata dagli organi collegiali. Far presente che il lavoro gratuito non è contemplato dall'ordinamento giuridico italiano (Art. 36 della Costituzione: diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro).
IN CONCLUSIONE
Finché gli Insegnanti saranno i primi a non dare valore al proprio tempo e alla propria professionalità, sarà impossibile pretendere che lo faccia il Ministero o l'opinione pubblica. La battaglia per uno stipendio europeo e per il rispetto della funzione docente inizia tra i corridoi, dicendo un necessario e collettivo "no" a ogni forma di sfruttamento mascherato da passione.
Essere "Liberi Insegnanti" significa smettere di subire e iniziare a utilizzare le stesse regole del sistema per difendere la propria dignità. La professionalità non si misura con i "sì" incondizionati, ma con il rispetto rigoroso del contratto che regola il lavoro degli Insegnanti.
Non aspettatevi rispetto da una società a cui voi stessi state insegnando a non rispettarvi. La professionalità non si elemosina, si impone. Finché continuerete a svendere il vostro tempo e la vostra dignità per un "bravo" dal Dirigente o per evitare un conflitto, sarete voi i primi sabotatori della scuola pubblica italiana. La battaglia non è più solo in piazza, è contro lo specchio.