(A fondo pagina: Modelli da personalizzare per esercitare l'opzione di minoranza)
In un sistema scolastico sempre più orientato verso una standardizzazione forzata e modelli didattici calati dall’alto, torna al centro del dibattito lo strumento dell’opzione di minoranza. Quella che per molti dirigenti scolastici è una "fastidiosa eccezione", per i docenti che rivendicano l'autonomia intellettuale sancita dall'Articolo 33 della Costituzione rappresenta l’unico strumento legale per non piegarsi a delibere di Collegio che ledono la propria libertà metodologica.
Che cos’è l’Opzione di Minoranza?
Il fondamento ultimo dell'opzione di minoranza risiede nell'art. 33 della Costituzione della Repubblica Italiana, che sancisce che "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento". Questo principio non rappresenta una mera libertà individuale del docente, ma costituisce una garanzia democratica per l'intera società, volta a prevenire l'omologazione culturale e a preservare il pluralismo educativo.
Non si tratta di una semplice protesta, ma di un diritto normato che permette a singoli docenti o gruppi minoritari di discostarsi dalle scelte didattiche, metodologiche o organizzative approvate dalla maggioranza del Collegio Docenti. Anche se la normativa parla di "gruppi minoritari", è pacifico che "è possibile che tale 'gruppo' sia costituito anche da una sola persona, visto che il riferimento principe è proprio la libertà di insegnamento".
Il riferimento normativo principale è l'art. 1, comma 14, punto 2 della Legge 13 luglio 2015, n. 107, che esplicitamente riconosce e valorizza le opzioni metodologiche minoritarie all'interno del Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF): “Il piano è coerente con gli obiettivi generali ed educativi dei diversi tipi e indirizzi di studi, determinati a livello nazionale a norma dell'articolo 8, e riflette le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale dell'offerta formativa. Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, valorizza le corrispondenti professionalità e indica gli insegnamenti e le discipline tali da coprire”.
Perché invocarla oggi?
La pressione per l'adozione di piattaforme digitali univoche, metodi di valutazione standardizzati e corsi di formazione obbligatori, decisi "a pacchetto" dai Collegi a volte proposti senza che i docenti sappiano di cosa si tratti, le risorse del PNRR che stanno accelerando processi di standardizzazione che limitano il pluralismo didattico, introducendo figure che "minano l'unità del collegio docenti incentivando la logica della competitività", ha reso questo strumento fondamentale
Ecco i casi più comuni in cui i docenti stanno esercitando il diritto di opzione:
- Formazione in servizio: Se il Collegio delibera un piano formativo specifico che il docente ritiene non coerente con il proprio percorso professionale, quest'ultimo può dichiarare l'opzione di minoranza e procedere con l'autoaggiornamento (Ricordiamo tra l’altro che in base all’articolo 36, comma 8 del CCNL 2019/2021, il personale docente ha diritto alla fruizione di cinque giorni nel corso dell’anno scolastico per la partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi scolastici e che questi giorni non possono essere negati).
- Metodologie didattiche: Nessuna delibera può imporre a un insegnante l'uso esclusivo di un unico metodo (es. la didattica per competenze pura o modelli "blended" preconfezionati) se questi ritiene che la propria libertà di insegnamento garantisca migliori risultati attraverso altre strade.
- Libri di testo e strumenti: Sebbene l'adozione sia collegiale, il docente può verbalizzare il proprio dissenso motivato per preservare la propria autonomia di giudizio scientifico.
- Carriera alias: La delibera di approvazione della c.d. 'carriera alias' (impropriamente detta 'regolamento') viola il principio di legalità della azione amministrativa, in quanto priva di qualsivoglia base legislativa; si configura come invalida in quanto adottata da organo con incompetenza assoluta e in aperto contrasto con norme sovraordinate". "Soggetti quali il dirigente scolastico e i docenti, che nell'esercizio delle rispettive funzioni rivestono il ruolo di pubblici ufficiali, si espongono al rischio concreto di integrare con la propria condotta la fattispecie penale del falso in atto pubblico", All'estero sono già state avviate azioni di risarcimento per i danni procurati sui minori dai protocolli affermativi", suggerendo una crescente consapevolezza dei rischi associati a tali pratiche.
Come si esercita: la procedura corretta
Per rendere efficace l'opzione di minoranza, non basta un "no" verbale durante la seduta del Collegio. La procedura consigliata da molti coordinamenti di base prevede:
- Dichiarazione a verbale: Durante la seduta, il docente deve chiedere esplicitamente di far mettere a verbale la propria "opzione di minoranza" in merito alla delibera in discussione.
- Mozione scritta: È preferibile presentare una breve mozione scritta (da allegare al verbale) che specifichi le motivazioni pedagogiche e normative della scelta
- Integrazione nel PTOF: L'opzione di minoranza deve necessariamente essere inserita nel PTOF, come stabilito dalla normativa e confermato dalla giurisprudenza. Il docente deve quindi chiedere che la propria opzione alternativa venga menzionata nel PTOF dell'istituto, affinché la comunità scolastica e le famiglie siano informate della pluralità metodologica presente nella scuola.
- In base all’argomento trattato, naturalmente potrebbe essere necessario indicare le azioni alternative che vogliamo praticare. Se, ad esempio, si rifiutano le prove per classi parallele non è necessario individuare alternative, perché tali prove non rientrano in nessun obbligo contrattuale o normativo, ma diventano obbligo solo se le approviamo in seno al Collegio Docenti e non facciamo mettere a verbale la nostra opzione di minoranza. Se invece rifiutiamo le griglie standardizzate di valutazione, dobbiamo indicare nella nostra opzione di minoranza in che modo procederemo nella valutazione visto che quest’ultima è un preciso dovere professionale.
- Ci si può avvalere dell’opzione di minoranza su tutte quelle materie che non sono normate in modo stringente per legge e sono demandate alle decisioni delle singole scuole autonome; tali materie sono moltissime e in particolare tutte quelle legate alla didattica e alla sua organizzazione.
Resistenze e opposizioni, atteggiamento dei Dirigenti Scolastici
Le notizie di stampa evidenziano che molti Dirigenti Scolastici si oppongono al riconoscimento dell'opzione di minoranza. In tali casi, è necessario richiamare la normativa di riferimento e, in caso di ostinato rifiuto, reiterare la richiesta in forma scritta con protocollo o via PEC.
Riferimenti normativi da invocare
Richiamare, in corso della discussione collegiale, la normativa di riferimento.
Oltre al citato art. 1, comma 14, punto 2 della Legge 13 luglio 2015, n. 107;
a) l‘articolo 33 della Costituzione della Repubblica Italiana: “L‘arte e la scienza sono libere e libero ne è l‘insegnamento”;
b) l‘articolo 13 della Carta Europea dei Diritti, “Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata”;
c) l’articolo 7, comma 2, del Decreto-Legislativo 30 marzo 2001 n.165: “Le amministrazioni pubbliche garantiscono la libertà di insegnamento e l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica e di ricerca”;
d) l’articolo 1, commi 1, 2 e 3, e l’articolo 395, comma 1, del Decreto Legislativo 16 aprile 1994 n.297:
Art. 1, comma 1: “Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dal presente testo unico, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente”.
Art. 1, comma 2: “L’esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni”.
Art. 1, comma 3: “È garantita l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica e di ricerca;”
Art. 395, comma 1: “La funzione docente è intesa come esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità”.
Sentenza del Tribunale del Lavoro di Napoli
Nella sentenza del Tribunale del lavoro Napoli n. 6037 del 16 luglio 2025, il Giudice ha stabilito che la sanzione disciplinare irrogata per il mancato adeguamento alle delibere collegiali, in presenza di legittimo esercizio dell'opzione metodologica minoritaria, risulta priva di giustificazione giuridica e pertanto illegittima. L'esercizio dell'opzione metodologica di gruppi minoritari, prevista dall'art. 3 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, come sostituito dalla legge 107/2015, comma 14, rientra nell'ambito dell'autonomia didattica del docente e costituisce espressione legittima della libertà di insegnamento tutelata dalla normativa vigente. Il Piano Triennale dell'Offerta Formativa deve riconoscere e valorizzare le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, sicché non può costituire oggetto di sanzione disciplinare la scelta del docente di avvalersi di tale opzione, regolarmente presentata e protocollata, in difformità rispetto alle progettazioni deliberate dalla maggioranza del Collegio dei Docenti.
Conclusioni
L'opzione di minoranza rappresenta uno strumento giuridico essenziale per la tutela della libertà di insegnamento nel sistema scolastico italiano. La sua importanza è cresciuta nel contesto attuale di progressiva standardizzazione e omologazione delle pratiche didattiche, ma assume particolare rilevanza di fronte a delibere che, come la carriera alias, eccedono le competenze degli organi collegiali scolastici e violano principi costituzionali fondamentali.
Il commento di "Insegnanti Liberi"
Esercitare l'opzione di minoranza non significa essere "bastian contrari". Significa ricordare che la scuola non è una caserma e che la qualità dell'istruzione nasce dal confronto tra diverse sensibilità, non dall'appiattimento su una maggioranza spesso ottenuta per sfinimento durante collegi-fiume. In un'epoca di algoritmi e "competenze" predefinite, difendere la propria libertà di insegnamento è il primo atto educativo verso i nostri studenti.
Da un recente saggio del 2022 di A. Angelucci e G. Barracco
“I mezzi determinano i fini. Sul rapporto tra infrastruttura digitale e scuola”
“Davanti ai risultati mai pervenuti della cosiddetta rivoluzione digitale della scuola – che millenaristicamente viene evocata dalla fine degli anni Ottanta – e davanti ai risultati chiari che suggeriscono una relazione tra crollo delle facoltà degli studenti (memoria, attenzione, concentrazione, precisione, capacità di strutturare il pensiero e di dargli forma in una sintassi articolata e circostanziata, ecc.), caduta dei livelli di conoscenza e competenza degli studenti medi, e diffusione dei mezzi digitali, occorrerebbe chiedersi se davvero sia questa l’unica strada che vale la pena percorrere, se davvero siamo consapevoli della strada che abbiamo deciso di percorrere, delle implicazioni che questa scelta reca con sé e della destinazione cui ci condurrà”
MODELLI:
- OPZIONE DI MINORANZA SULLA FORMAZIONE IN SERVIZIO
- OPZIONE DI MINORANZA SULLE T.I.C.
- OPZIONE DI MINORANZA SULLA CARRIERA ALIAS
- OPZIONE DI MINORANZA SULLA DIDATTICA PER COMPETENZE
- OPZIONE DI MINORANZA SULLE PROVE COMUNI PER CLASSI PARALLELE
- OPZIONE DI MINORANZA SUL RIFIUTO NOMINA DI TUTOR E ORIENTATORE